Riforma Costituzionale

Domenica si vota e ancora in tanti sembrano non essere certi sulla famosa riforma. Vi propongo la lettura personale:

Si va al Referendum perché “la legge non è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.” (art.138)

La riforma riguarda 47 articoli su 139, è la più vasta dal 1948, quando la Costituzione Italiana è entrata in vigore.

Il Senato diventa l’organo rappresentativo delle autonomie regionali composto da 100 senatori (invece dei 315 attuali), che non saranno eletti direttamente dai cittadini ma dai consigli regionali (sceglieranno 95 senatori) e dal Presidente della Repubblica i restanti (5), rimanendo in carica per la durata del consiglio regionale che li avrà eletti. I consigli regionali nomineranno 21 sindaci con un metodo proporzionale (uno per regione, escluso il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due) e 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione al numero di abitanti e ai voti ottenuti dai partiti e due per ciascuna delle Province autonome di Trento e Bolzano).

La seconda camera verrà eletta in secondo grado quindi come per esempio il senato francese e il Bundesrat tedesco.

Renzi ha affermato che i senatori saranno eletti dai consigli regionali “in conformità delle scelte degli elettori” e il metodo sarà deciso da una legge che sarà approvata dal parlamento se la riforma costituzionale sarà approvata ma l’art.57  dice  “che i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti” quindi la critica che viene fatta è se ogni legge che contravvenisse questo articolo risulterebbe incostituzionale.

La fiducia al Governo sarà votata solo dalla Camera non più anche del Senato questo perché il doppio circuito fiduciario è additato come il primo dei problemi nella stabilità dei governi.

Il Senato parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. In seguito le valuterà verificandone l’impatto sui territori.

Riforme costituzionali e leggi costituzionali, sulle minoranze linguistiche, sui referendum popolari,  sui casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore, leggi che stabiliscono le modalità di elezione dei senatori, sulle funzioni dei Comuni e delle Città metropolitane (compresa Roma Capitale), sulle forme particolari di autonomia regionale, sulle elezioni regionali e sui rapporti tra regioni e stati esteri.

Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva.

La Riforma interviene nei conflitti d’attribuzione Stato-Regioni, la Corte Costituzionale che n’è chiamata ha dirimerli ne ha un enorme mole (intervenendo su quasi sessanta sentenze in quindici anni), venendo ad eliminare le aree di competenza “concorrente”: è il caso dell’istruzione, tutela della salute, governo del territorio, energia e trasporti.

Le materie di elevata rilevanza per il Paese, la Riforma ritiene necessitano d’una disciplina omogenea statale così alle Regioni saranno sottratte le materie sull’ambiente, sul territorio, di infrastrutture e di grandi opere (lettere v e z, comma 2, articolo 117).

Su tutte le materie comunque vigerà il principio di supremazia dove la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’interesse nazionale.

Ci sarà la possibilità da parte del Governo di escludere dalle loro funzioni le singole persone titolari di organi di governo locali, se hanno portato il loro ente al dissesto finanziario.

Lo Stato deciderà gli emolumenti degli organi elettivi regionali nel limite dell’importo attribuito ai sindaci dei Comuni capoluogo della Regione.

Per le leggi d’iniziativa popolari sarà triplicato il numero delle firme per richiederne la discussione ma in compenso avranno priorità di discussione ed andranno direttamente alla Camera almeno nelle ragioni portate avanti dal Governo sulla Riforma ma come disposto dall’art.71: “la discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti (quali? non è specificato) stabiliti dai regolamenti parlamentari “. Vale a dire che  sono rimandati a regolamenti da scrivere in futuro.

Sul referendum propositivo e d’indirizzo, si prevede che sia una nuova legge costituzionale – non ordinaria, dunque – a stabilire “condizioni ed effetti” di tali strumenti. Quindi non saranno ancora in vigore , se n’è scritto solamente l’intento d’istituirli.

La proposta soggetta a referendum (avanzato sempre da cinquecentomila elettori o minimo da cinque consigli regionali) è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o, se avanzata da ottocentomila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

L’art. 77 della nuova Riforma cerca d’intervenire sull’enorme uso che fa il Governo di decreti legge stabilendo che il Governo non potrà disciplinare con essi le materie costituzionali, elettorali, di delegazione legislativa, di conversione in legge di decreti, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali e di approvazione di bilanci e consuntivi.

Viene anche specificato che non potrà reiterare disposizioni adottate con decreti non convertiti in legge o ripristinare l’efficacia di norme di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento. Infine non possono essere inseriti nel decreto disposizioni estranee all’oggetto dello stesso. I tempi rimangono gli stessi di promulgazione (pena la decadenza) di 60 giorni almeno che il PdR decida di rinviarli prima della promulgazione di nuovo alle camere che allora avranno altri 30 g per eventuali modifiche.

Il Senato della Repubblica può disporre inchieste su materie di pubblico interesse solo se concernenti le autonomie territoriali.

Vengono abbassati i quorum per l’elezione del PdR dopo il settimo scrutinio.

Solamente la Camera potrà essere sciolta, non più il Senato.

Abolite province le cui funzioni sono state distribuite tra comuni, regioni e città metropolitane e abolito il CNEL: Consiglio Nazionale Dell’economia e del Lavoro. Organo di consulenza, delle Camere e del Governo per le materie che gli sono attribuite dalla legge, aveva l’iniziativa legislativa e poteva contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale ma praticamente ha presentato un numero esiziale di proposte divenendo inutile per lo Stato mantenerlo.

Entrerà l’obbligo di trasparenza delle amministrazioni, quindi d’accesso agli atti.

È in corso un dibattito sull’opportunità di modificare l’Italicum (legge elettorale), che attribuisce un ampio premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che ottiene almeno il 40 per cento dei voti al primo turno o vince al secondo turno. L’Italicum e la riforma costituzionale messi insieme attribuiscono poteri molto forti al governo espressione di quella maggioranza.

La critica che si fa è che s’indebolisce il parlamento riducendone la rappresentatività, aumentando quella del Governo, si altera il sistema di contrappesi sminuendo il ruolo del Senato e toglie potere alle regioni.

Questa riforma è indirizzata solamente per l’Unione Europea e la ormai affermata interdipendenza delle istituzioni, nazionali e internazionali, che richiedono decisioni immediatamente operative, per una maggiore agevolazione del processo di costituzione europeo.

 

 

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