Rivolta contro l’establishment. Da distopia.

Il politically correct non fa più presa. Le indicazioni di voto dei partiti, degli opinion maker più quotati stanno assistendo allo scollamento tra politica e società civile della quale i media dovrebbero essere il trait d’union: comunicare l’una all’altra, tradurre le azioni in informazione ed insieme alla classe intellettuale decifrare gli umori della società alla politica.

Ebbene i media non raccontano più quando rivestono il ruolo di agenti del convincimento. La maggior parte della classe politica e nei media, in UK era contro la brexit e analogamente lo erano negli USA contro Trump.

Tutti i contendenti capiscono che devono giocare in a not orthodox way pescando dall’altra parte dell’elettorato perché se la fine delle ideologie ha data evidente con il crollo del muro di Berlino nel 1989, la fine dei partiti e le sue indicazioni di voto possiamo datarla 2016 con la vittoria della Brexit e di Trump. Indicativo sarà da noi il 4 dicembre dove se la maggior parte dei partiti è in favore del NO al Referendum così non lo è tutto l’elettorato di quei partiti, pronto a non seguire le indicazioni di partito e votare SI; la rottura è già avvenuta ma con il referendum si vedrà ancora più nettamente, a prescindere dall’esito.

Sono spezzati oramai i consueti meccanismi tradizionali di rappresentanza, c’è una frattura tra la politica e la società che evidenzia la crisi della democrazia, la quale fin’ora custodiva due vantaggi la capacità di selezionare all’interno dei partiti potenzialmente la migliore classe politica e di rendere fluidi i passaggi di potere.

Cameron e i Labour (anche se quest’ultimi sottotono) erano per il remain in UK e il partito repubblicano negli USA non aveva mai mostrato un grosso entusiasmo per Trump, anzi cercando di affossare il suo astro nascente fin dalle sue prime battute con molte affermazioni negative di repubblicani importanti, come quelle di Bush che pubblicamente dichiarò di non votare Trump, lo ha sempre digerito male, non ci ha mai creduto e lo ha fatto perché non aveva altri candidati. A Bush diciamo non è piaciuta neppure l’eliminazione del fratello in realtà!

Si sta formando una spaccatura all’interno delle società tra il vecchio e i tentativi di un nuovo modo di fare politica e quei tentativi per ora stanno avendo buon esito. I media in questa parte dell’elettorato gioca un ruolo controproducente; qualsiasi cosa detta da fonti ufficiali ma contraddetta dai social media, ai quali la maggior parte delle persone affida più credibilità e indipendenza, automaticamente non è creduta. Sui social si può dire quello che si vuole e tutti lo possono fare, senza nessun controllo. Chiaramente i discorsi più semplici, che parlano con più veemenza risultano più veri. Così i cittadini seguono più le persone che i partiti.

Negli USA c’è stato un grosso endorsment da parte dell’attuale Presidente, mai successo prima e l’esito delle elezioni di conseguenza è stato, come eredità, anche una risposta alla sua politica; quella di Obama, dove i blacks e i latinos che su questi si puntava solo per il 60% hanno votato seguendo le sue indicazioni. Una decretazione e un fallimento. Il nodo è quello definito dell’establishment, una casta chiusa. Era pensiero condiviso che la presidenza fosse dovuta alla Clinton; come se gli USA fossero in mano ad un ristretto cerchio di elite che si dà il turno alla casa del comando; boicottò anche un altro outsider che si era iscritto l’anno prima, Bernie Sanders, che aveva scalato poi il partito dall’interno. Nessuno ha fatto caso che la Clinton non poteva essere considerata una del popolo in cui la maggior parte dell’elettorato si potesse rispecchiare; tutta la tattica si è decisa di giocare sul fattore di genere, apparendo alla fine come una strumentalizzazione abbastanza poco raffinata e fallimentare quando le stesse donne wasp solo per il 46% l’hanno votata; una strategia fallimentare del pd si è vista anche nel non avere considerato la millennial generation, che ha raggiunto in numero di elettori quello della baby boomer, tutta pro-Sanders e che data la Clinton ha disertato le urne.

Cosa sta succedendo? Semplicemente che i cittadini sono più informati e la politica si è fatta più vicina. Per questo, la cittadinanza, esige essere informata esattamente della realtà, non in una forma approssimativa, ne edulcorata: raccontare i fatti, il loro perché in maniera semplice e completa.  I cittadini vogliono onestà, competenza e trasparenza. Le masse capiscono che c’è qualcosa che non va perché ne sono informate, ma non sanno a cosa è dovuto o non sanno comprenderne le implicazioni e le difficoltà, perché fin’ora si sono affidate sempre ai partiti per esprimersi ma oggi vuole capire e svincolati i legami di fiducia cieca con il partito con il quale s’identificava, l’unico modo che l’elettore ha di agire è votare contro. Il voto che vince è un voto contro non a favore, lanciando segnali si cerca di cambiare, senza strumenti però di espressione, voce e controllo (a cui dovevano pensarci i governi) è lasciato solo e si affida a chi più sente vicino, chi parla come lui nel dargli le soluzioni ai suoi problemi, a livello di sentimenti istintivi, feeling personali (parolacce, machismo, nazionalismo, azionismo). Nel non riuscire a comunicare esattamente la difficoltà dei governi è il fallimento dell’establishment. Ha fallito nella comunicazione semplicistica o di negazione dei problemi, dove le opposizioni senza responsabilità di governo e l’obbligo di prendere decisioni giudicate immediatamente, hanno più gioco e vantaggio. Ha fallito anche quando invece di concentrarsi sui problemi della realtà si è concentrata nella demonizzazione degli avversari. Questo non fa altro che nutrire la popolarità di questi e sottolinearne il ruolo d’anti-establishment.

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L’establishment non è così più credibile per tre ragioni: primo è costruito ancora su ragionamenti che poggiano su parametri sorpassati non più attualizzabili oggi; secondo perché non ha mai spiegato in realtà cosa sta succedendo o come si stava muovendo il governo in risposta, ma con l’ossessione d’essere “noioso”, pedante o di perdere consensi spiega semplicemente cosa va votato. Un atteggiamento supponente e paternalistico che alla lunga è risultato intollerabile, soprattutto perché alla fine è risultato non vero quello che l’establishment propagandava e qui è il terzo motivo.

Lo slogan drain the swamp con cui Trump chiudeva i suo comizi è esemplificativo.

Dopo la crisi la ristrutturazione economica è stata indirizzata verso le grandi banche e le grandi industrie, ai gradini più alti della società, per le rilevanti influenze economiche come in uno ziggurat si spera possano far ricadere il loro benessere sulla cittadinanza. Così l’obiettivo cardine del sistema Europa è assicurare il funzionamento della moneta unica e del mercato interno; Bruxelles subordina le altre  politiche pubbliche. Questo discorso è altamente impopolare da fare ma andrebbe spiegato e spiegato il motivo.

Così stanno avendo prevalenza i movimenti anti-euro e nazionalisti. Non ci sono tanti discorsi da fare o s’aumentano le tasse o s’aumenta il debito, nel dosaggio delle due avvengono le scelte politiche, il resto è populismo cosiddetto. I leader di governo invece di trascinare il popolo verso la comprensione su vere opportunità, scelgono di accattivarsi il popolo, cercando il suo consenso sullo stesso terreno comunicativo dei movimenti d’opposizione: cavalcando gli stessi totem di paura e d’addossamento delle colpe. Chiaramente quelli del governo se falliscono non sono più credibili.

Il peso della determinazione del voto è psicologico, non tanto dovuto dal pericolo ma piuttosto dalla percezione del pericolo.. non capire e avere paura di quello che sta mutando e non sapervi far fronte porta a cercare una spiegazione ad ogni costo; il pericolo è semplicemente sentito e non vissuto da questo voto, brexit e Trump sono i voti della fascia media, non di quella bassa. A dimostrazione del discorso appena fatto il Report McKinsey Global Institute (Luglio 2016) mostra come le nazioni che hanno avuto una più drastica crisi delle classi medie sono quelle al cui interno si sono visti affermare nuovi movimenti che promettono soluzioni simili di un ritorno ad un mondo precedente, allo Stato Nazione e una strategia comunicativa diretta, media e semplice.

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La Lega in Italia (e il M5S in maniera volutamente ambigua); Trump negli USA; l’UKIP (UK Independence Party) in UK; il PVV (Partij voor de Vrijheid) di Geert Wilders in NL che viaggia sul 20%; la Le Pen in FR che nel 2017 potrebbe vincere l’Eliseo e SD  (Sverigedemokraterna) in SV sta risalendo nei sondaggi raggiungendo il 17%. Le partite elettorali si stanno giocando in luoghi dove si sta perdendo produzione, vi è un drastico abbassamento dei salari e dove più si subiscono i problemi di globalizzazione: qui le popolazioni vogliono riprendersi il palcoscenico.

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Infatti chi ha pagato maggiormente è stata la classe media nella fascia d’età tra i 35 e 60 anni, il loro è l’identikit del voto per Trump o per la Brexit, sono nostalgici di un tempo che hanno mitizzato, un range che ha barattato i progetti per i ricordi. I giovani sono nati in questa nuova realtà e sanno leggerla, s’adattano, sono nati nella globalizzazione (politica ed economica), con la tecnologia come strumento consueto di vantaggi, non da imparare ad usare, in spazi multiculturali, con enormi movimenti migratori in atto, dove loro stessi fanno sempre più parte di contesti ai quali non appartengono per nascita e quei messaggi e quelle “soluzioni” non fanno presa.

L’uomo medio che traballa in un mondo per lui divenuto incomprensibile, instabile e non sa farvi fronte, un mondo del quale non sa e molte volte non può aggiornarsi, dove prima aveva una vita sicura e un lavoro sicuro e ora vede la sua azienda de-localizzare o dimezzargli lo stipendio.

I movimenti e i partiti che hanno questo tipo d’impostazione comunicativa hanno la vittoria in pugno; e il fine ultimo di non sacrificare quella parte d’elettorato che altrimenti risultava schiacciata dal cambiamento in transizione, senza rappresentanza e potenzialmente pericolosa.

In qualche modo il fair-play risulta provvidenziale.

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