Questione di ruoli.

“La vita dell’uomo d’oggi non è favorevole all’approfondimento. Essa rinunzia alla calma ed alla contemplazione, è vita di inquietudine e di fretta, un gareggiare senza scopo e senza significato. Viviamo da sensazione a sensazione. E s’infiacchisce il nostro acume, si ottunde il nostro sentimento del valore nella caccia al sensazionale. Il nihil admirari, la sua incapacità alla meraviglia, alla sorpresa, all’entusiasmo, al rispetto, è da lui elevato a valore, a costume stabile e voluto.”  – Nicolai Hartmann, Etica (1926), I –


Quando un bambino nasce è innocente, nudo e sporco e piange pure. Tutti noi siamo nati uguali, in tutto il mondo e l’universo ci accetta per quello che siamo. Presto però gli sarà insegnato a differenziarsi dagli altri non naturalmente ma secondo precise pressioni sociali.
Fin dalla fanciullezza ci sarà insegnato cosa possiamo e cosa non possiamo essere e la variazione di questo ci costerà un duro scontro con la società. Così la maggior parte delle persone senza nemmeno conoscere questo tende ad accettare queste norme nelle loro identità.

C’è molto dibattito nella società, anche se coinvolge la parte più acculturata e sensibile di questa, sui problemi causati dal sessismo come nel comportamento, nell’ambiente di lavoro, differenze di trattamento e così via.

Quasi l’intera società è d’accordo che le donne sono state vittime di sessismo durante i secoli e storicamente si parla che non ė più così da quando si è raggiunti i diritti base e dopo uguali diritti ufficialmente. La realtà però è ben diversa e tutte le donne devono lavorare duro ogni giorno per resistere agli insulti, affermarci nelle iniquità e combattere i pregiudizi, perché la società ha ancora un lungo cammino da fare.

Il sessismo si manifesta nella sua forma più spregevole quando arriva ad una oggettivazione della donna da parte dell’uomo e purtroppo da tutta la società (si, anche dalle donne!)

È così radicato nelle nostre vite che noi spesso non ci accorgiamo quanto noi stessi siamo sessisti, quanto spesso noi accettiamo sessismo dagli altri senza nemmeno arrabbiarci, senza nemmeno classificarlo come sessismo. Così facendo noi continuiamo a nutrire questo mostro e lui continua a divorarci.

Sessismo è il video di quel rapper che ti piace tanto, si quello con le catene d’oro al collo, magari con una croce sempre d’oro, circondato da tante donne nude che gli ballano intorno e va in onda ogni giorno; ma tu non ci fai attenzione e non vedi nessun motivo per non farlo guardare ai tuoi figli, farglielo ballare, cantare e imitare.

Sessismo è un ragazzo forzato a fare giochi o battute sessiste su una donna per essere accettato nel gruppo a costo che questo provi dopo disgusto verso se stesso.

Sessismo è chiamare una donna che fa sesso una puttana e un uomo eroe. 

Il sessismo è intorno a noi. Alcuni diranno “stai esagerando ora! non è così male!” A queste persone vorrei rispondere: svegliati e guardati intorno, poi guarda alla tua vita sii onesto.


Si solo che non è un problema esclusivamente femminile. Non me la sento di vittimizzare un sesso o di colpevolizzarne un altro. Dirò di più non me la sento di colpevolizzare l’aspetto sessuale.

Sì, è vero, è una cultura quella della stigmatizzazione del genere radicata negli anni, per molteplici ragioni storico-sociali, subita e perpetuata inconsapevolmente da ambedue i sessi e che ne ha pagato in maniera maggiormente visibile la donna ma ne pagano le sue iniquità ambo i sessi e tutti i generi, colpisce tutto quello che esula e scarta una vulgata di valori main-stream in ogni ambito, confinandoli in identità e ruoli precostituiti; mi dispiace solo, per la distorsione che crea e per il minor impatto che ha la lotta, che è portata sotto i riflettori solamente dalle donne e dal movimento femminista.

Capisco che sono loro, le donne, le più DIRETTAMENTE colpite ed è quindi naturale che siano loro ad aver raggiunto prima questa consapevolezza. Scrivo questo solo per andare avanti.

Mi dispiace che la cultura ha sensibilizzato ancora poco gli uomini e che non sono tanti i movimenti e le persone di sesso maschile che sentono forte l’esigenza di avere una parità nei generi.

Mi dispiace che la lotta è portata avanti maggiormente con rabbia e risentimento personali, perché ne inficia l’efficacia, ne limita la portata, non incide capillarmente e non colpisce la ragione di chi di queste faccende non è sensibile, non conosce, le sminuisce o ridicolizza: la rabbia solitamente non riesce a colpire il nucleo del problema, centrare l’obbiettivo.

Capisco però che solamente la collera personale di un’ingiustizia sentita sulla propria pelle sia la scintilla più forte per illuminare la via verso un cambiamento. L’atto più violento è quello più visibile.

Difficilmente la sola ragione, senza un coinvolgimento emotivo personale, riesce a captare un problema, sentire nel profondo un’ingiustizia e dedicarsi alla lotta.

Capisco ch’è sempre l’estremo quello che è più visibile all’inizio, così è nel concepimento di ogni lotta e movimento che si propone di cambiare e creare si spera un altro e un nuovo sistema valoriale;

capisco che le voci e la sensibilizzazione culturale stiano solo che iniziando ora in maniera massiccia e si debbano far sentire, debbano affermarsi, toccare, raggiungere. Giusto così allora.

Il mio monito va solo nel ricordare che dopo la rabbia e la soluzione semplice e radicale debba sempre scattare una comprensione e una conoscenza non dell’ingiustizia o del carnefice s’intende ma del problema. Perché accade.

Bisognerebbe razionalizzare. Includere e non escludere. Coinvolgere e non totemizzare, dogmatizzare, ecco: capire e comprendere valutando senza sacralizzare.

Perché si pensi ad una realtà, non alla sua religione. Quante volte invece la rabbia verso un’ingiustizia si è risolta in un’altra stigmatizzazione ingiusta, segregazione, intolleranza?

Capita quando una realtà destrutturata secondo i suoi problemi e a questi associati dei principi, si trasformi in una gabbia ideologica.

Si verifica quando non s’esamini ogni situazione per quella che è nella sua specificità ma si generalizza il profilo di un problema per ogni realtà a quella simile e si adotta le stesso iter di comportamento.

Come un animale che ha interiorizzato un pericolo associandolo ad un momento, un suono, un colore o ad uno stesso odore, come un engram nel cervello funge d’allarme ad ogni situazione che esso ricorda.

Il problema del sesso è nella sua intangibilità e sacralità; ovviamente questo dipende da una cultura certo.

La visione del sesso, l’atto sessuale come determinante e sacro è figlio ancora di una cultura statale e religiosa, dato che la ragione dell’esistenza d’entrambe è dovuta infatti alla loro funzione di regolazione sociale.

Questo fa il sesso strumento, ai fini prettamente di gestione della società. Questo crea i problemi di cui sopra.

Il problema qual’è: il problema è che l’uomo ha ancora bisogno, pena la sua sopravvivenza civile e sociale che questo sia sacralizzato: ha ancora bisogno della sua strumentalizzazione e controllo.

Se devo pensare alla mia identità dovrò pensare innanzitutto alle mie identità in termini di privilegio. Le devo considerare prima di passare a qualsiasi critica.

Essere un cisessuale, eterosessuale, nato in una nazione laica e democratica, di una classe sociale privilegiata e benestante, d’una famiglia che mi è stata vicino ecc.

Questa condizione di concordanza coinvolge il piano biologico, l’identità personale e il ruolo sociale.…con cui inevitabilmente giudico e ne sono condizionato.

Queste identità le dovrei considerare sempre prima d’intervenire moralmente, eticamente o criticamente, è utile per non affrettare i giudizi.

Questa è una bella epoca per il nostro mondo, come lo sono state tutte quelle dove non v’erano in corso guerre in atto che impediscono di oziare nei ragionamenti.

Sì siamo, in uno scontro di vecchi e nuovi valori che si stanno affermando. Con tutti gli attori che vi giocano, da una e dall’altra parte di tutti gli scenari territoriali.

Spesso andiamo direttamente al giudizio e facciamo troppo poco per comprendere. 

Costruiamo un nemico nella nostra mente e dedichiamo tutta la nostra vita a combatterlo o scegliamo semplicemente di adattarci e viviamo la vita ignorando i problemi. Ma nessuna di questi approcci ci porterà a una nuova realtà, al cambiamento. 

Per comprendere un problema, per sentirlo e per risolverlo bisogna immergersi in esso. Quello che disturba le donne e gli uomini bisogna che sia espresso ed arrivare al nocciolo del problema. 

Certo il processo e` doloroso, poco confortevole, come un intervento senza l’anestesia, ma bisogna che sia fatto, bisogna parlare apertamente e smetterla di espandere lo spazio tra di noi – questo spazio di silenzio.

Ascoltare colui o colei con cui abbiamo un’incomprensione sarebbe già un passo avanti.

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The Sky and The Earth Meet in The Horizon, My Art and My Profession Meet in This Blog. . . A Poet, a painter, a wanna-be video-editor, specialized in Migration/Immigration, Degrees in Giornalism (MA) and Literature and Philosophy (BA). Collabs welcomed!
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