Semel in anno licet insanire

Oggi, 8 marzo. Si tratta di un rito liberatorio che permette ad una comunità di prepararsi in modo gioioso all’adempimento dei propri normali doveri sociali.

Dulce est desispere in loco (Orazio nel IV Carme, 13, 28). Come in tutti quei giorni simili ad oggi desidererei scomparire dalla faccia della terra. La solitudine di un uomo nella manifestata evidenza di essere impossibilitato a comprendere la stupidità del suo mondo.

Capisco la giustificazione storica, la spiegazione comunista, l’evidenza, che proclamò un giorno il chiedere il voto delle donne, asking vote for women: commemorare prima e ricordare poi. Ma l’evidenza cambia nel volto di ogni gente e chiede rinnovamento.

La festa della donna era una propaganda culturale e politica per far avanzare le società e quei partiti che questa aveva in seno al suo programma di governo: era il bacino di voti della metà di una nazione. La vita e la politica vanno sempre di pari passo nelle società formalizzate.

Festeggiare oggi la donna come un essere a se stante, da teca da museo, dove portargli azioni votive, devolverle il mazzo di un fantomatico quanto mitico albero vicino una fabbrica che prese fuoco, non è celebrare la vita, è commemorare la religione politica che ha inteso i suoi simboli e li ha mitizzati: è il divino che resiste al tempo, immutando; le idee cambiano, la vita muta la sua forma mantenendo la sua sostanza come l’acqua in contenitori diversi; questa è la vita delle idee.

Oggi della donna non significa intenderne la parità, per questo mi sento solo. Significa marcarne e ricordare la differenza dall’uomo, mantiene sì in vita il raggiungimento di un diritto ma nello stesso tempo ne ricorda le differenze, per domarne le pretese e domani ritornare alla “normalità”. Se siamo uguali…

E’ un ricordo:

d’accordo, anche l’Olocausto, la pena di morte, il vassallaggio, la schiavitù ai tempi di Roma antica avevano una spiegazione logica, storica. Ciò non toglie che il mondo cambi, la società ha bisogno di nuove domande e nuovi proclami di propaganda culturale, per dare le risposte giuste al suo tempo che vive: più che ricordarlo bisogna superarne i limiti allora e i suoi difetti.

In Italia la festa delle donne, acquisita dal PCI dall’internazionalismo comunista russo e da quello socialista americano, si celebrò per la prima volta nel 1922. Era un proclama. Solo nel 1946 infatti le donne in Italia esercitarono per la prima volta il diritto al voto.

Cosa significa? Che la festa celebrava un’idea, non commemorava un evento! Oggi cosa vogliamo festeggiare? Vogliamo festeggiare la diversità delle donne rimarcandone la storica differenza con il piccolo olezzato tributo che simboleggia che in fondo siamo uguali… o vogliamo festeggiare l’uguaglianza dei generi e dei sessi in tutto il mondo?

Oggi. La festa delle donne è l’evidenza del potere maschile. La mentalità ad impronta maschile e maschilista. Oggi significa alzare la donna come un oggetto da venerare alzarla per trascenderla, in uno spazio-tempo diverso da quello quotidiano e inguantarla di una patina mitica da trofeo. Un cane che mettiamo in bella mostra, al concorso di bellezza per farlo poi ritornare a fare la guardia in giardino.

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La serata con le amiche a mangiare la pizza o in un pub ad assistere ai Centocelle Nightmare è semplicemente patetico, simbolo di una società che non ha interiorizzato la sua parità ma se ne sente oppressa. Ok. Oggi è carnevale, la festa del matto del paese.

Patetico! Insieme a tutti quei fiumi d’inchiostro che servono all’uomo per non perdere il suo potere d’egemonia sopra la donna.

Festeggiare la giornata delle donne è paradigmatico al non esistere una festa degli uomini. Come mai? Forse non ne abbiamo mai avuto bisogno!?

Non vorrei mai che si eliminasse un giorno di commemorazione. Il calendario delle feste è stato scritto per celebrare la comunità sociale, darle nuovo slancio, rinnovarne l’affiatamento per farla riniziare a collaborare insieme, più salda di prima; ma proprio per questo la società, dato lo scorrere che vive, ha bisogno di nuova linfa, per rinnovarsi.

Ma oggi significa invece rimarcare la separazione e la differenza che esiste tra i generi e i sessi. Erigere un altro muro tra un “noi” e un “loro” …perché allora non possiamo festeggiare un giorno che serva per augurarci la parità, l’esistenza dell’altro e non commemorarne la differenza? Perché non festeggiare la donna con l’uomo l’otto marzo e indire un’altra festa per poi festeggiare l’uomo con la donna in un’altra data?

Facciamoci degli auguri perché tutti e due siamo liberi. Finalmente!

ps

Ufficialmente si arriverà a capire che le piante ci offrono generosamente i loro frutti affinchè possiamo veder realizzato il nostro istinto di sopravvivenza ma questo non significa poterci esimere dalla responsabilità di alcuni gesti, gratuiti. Arriveremo a comprendere un giorno che ciò che ci circonda è Vita, è vivo e come tale è, la buffonata che facciamo per sperare in una buona scopata la sera staccando un pezzo di vita, non sia proprio etico! Ma si sa la morale di un giorno vince sempre s’una vita etica.

Auf wiedersehen.

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The Sky and The Earth Meet in The Horizon, My Art and My Profession Meet in This Blog. . . A Poet, a painter, a wanna-be video-editor, specialized in Migration/Immigration, Degrees in Giornalism (MA) and Literature and Philosophy (BA). Collabs welcomed!
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