L’essere mondo nell’umanità

Che cosa penso delle battaglie civili? Penso che queste siano usate come diversivo ad un’immobilità decisoria di sapere che le risposte ad una crisi in atto, dipendano in larga parte dall’accordo che noi possiamo raggiungere con gli altri attori coinvolti, in un mondo globale, interconnesso e dipendente nelle sue azioni, responsabilità, decisioni e ripercussioni dalle altre parti nel campo di gioco coinvolte. E nel non saperle comunicare.

Penso che sia, da parte delle parti non coinvolte direttamente nella sala delle leve del comando, un prendere tempo per delle operazioni più difficili che si ha paura d’operare, per la paura di sbagliare e perdere il consenso.

A volte il fallimento di una politica è nella sua incapacità di comunicarsi. Nell’impossibilità di avere una pausa per riflettere. Nell’impossibilità di non potersi permettere di non avere una soluzione. Nell’impossibilità di rischiare. Allora le parti in gioco non collaborano alla propria vittoria ma s’inebetiscono a vicenda. Queste non rischiano. Ma chi non rischia il certo per l’incerto non sarebbe mai andato oltre le colonne d’Ercole e l’umanità non avrebbe mai avanzato di un solo passo.

Le tradizioni sono chiavi del passato per riconoscere il presente, ricordare da dove veniamo per aprirci le porte del futuro. Sono le radici di una cultura, dove cresce un’identità. L’identità è la sicurezza di saper nuotare nel mare incerto e periglioso che non si conosce, in attesa d’una nuova riva futura. Quando però le radici non vengono messe in discussione, se non vengono tagliate perché marce o malate, o morte, o inattuali, perché le acque di un fiume non sono mai le stesse, seccheranno queste e tutto l’albero perirà con loro. Allora le tradizioni non sono più regole emotive per salvaguardare la società ed i suoi componenti ma divengono catene ai piedi della Storia.

Quando le masse capiranno che sono uno strumento di potere in mano a chi vuole il potere per far tuonare la propria voce con il megafono delle tante, quando le tante voci, impaurite e deluse senza strumenti cercano affannosamente delle risposte ad una crisi di cui non trovano il “colpevole”: come se ci fosse, come se il mondo si dividesse, ad impronta delle favole, nei buoni e nei cattivi;

quando queste capiranno che vengono foraggiate con ideologie e schieramenti al fine di dividersi e riconoscersi, ponendole le une contro le altre, come eserciti personali, usate a modo di peso politico;

centro_destra_sinistra_altredirezioni

quando queste sono nutrite d’un’identità imposta e che la loro debolezza sta proprio nella loro  “divisione identitaria”, queste, quando lo capiranno di essere indipendenti e libere da non aver bisogno di un demiurgo o di un deus ex machina che, come nelle favole, risolva le situazioni, trovi il colpevole e crei una crociata contro il loro ostacolo al vivere tutti felici e contenti;

quando queste capiranno di essere indirizzate, come onde dei fiumi, in canali prestabiliti, al fine d’usare la loro forza energetica d’impatto; quando queste capiranno che molte volte il clima politico è creato appositamente attraverso la stampa, medium tra chi anela al potere personale e i cittadini, per affermare una propria idea come cavallo di Troia, come testa d’Ariete in un’assemblea che dovrebbe essere riunita al fine di prescriversi un accordo all’unanimità invece che un compromesso che scontenta entrambi le parti d’una società;

quando le masse lo capiranno, allora saranno libere; non crederanno più che la loro affermazione sia nella riduzione delle possibilità dell’altro, non crederanno più che l’altro sia un ostacolo alla propria sopravvivenza e identità ma collaboreranno per l’affermazione d’entrambe,

senza divisioni o schieramenti, capendo che se l’environment e ciò che ci circonda sta bene, il mio rapporto con l’altro potrà essere solo un arricchimento e non una privazione e che proprio il clivage di questo sarebbe la rottura dello Stato, della società civile; fornendo potere a chi a questo brama concupiscente e cupidamente.

Le masse allora scopriranno che la propria identità è una identità individuale, di essere uomini e che questa nasce solo grazie all’incontro e il rapporto con l’altro, un’identità diversa e non dalla sua estinzione. Dove l’essere è nel divenire. Nel movimento.

Ammettendo che da una barca alla deriva è meglio nuotare in due che remare da soli.

Plauto-Anfitrione-Deus-ex-machina

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The Sky and The Earth Meet in The Horizon, My Art and My Profession Meet in This Blog. . . A Poet, a painter, a wanna-be video-editor, specialized in Migration/Immigration, Degrees in Giornalism (MA) and Literature and Philosophy (BA). Collabs welcomed!
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