La riforma elettorale e la sua riforma costituzionale

“Signori miei” [cit.]

La Corte costituzionale, nella sentenza n.1 del 2014 dichiarò incostituzionale la precedente legge elettorale il “Porcellum” per alcuni motivi: l’attribuzione del premio di maggioranza e l’esclusione del voto di preferenza, perché “manifestamente irragionevoli, lesive dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica”. Dichiarando implicitamente l’illeggittimità del parlamento odierno. Ma dando atto di continuare la legislatura secondo il «principio fondamentale della continuità dello Stato» perchè lo Stato è un’imprescindibile forza imperativa, posta tra la dittatura e il caos; una prorogatio  in nome della salus rei publicae.

– Uno dei principi che si ritengono disattesi dalla nuova legge elettorale l’Italicum è quello che la “rappresentatività” non dovrebbe mai essere penalizzata dalla “governabilità”: oggi invece la legge assicura una maggioranza assoluta dei seggi ad una lista che ottenga più del 40% dei voti  o che vinca il ballottaggio (senza la previsione di una soglia di partecipazione), producendo quindi l’effetto che il Governo potrebbe essere l’espressione di un partito di maggioranza con un cospicuo numero di seggi in tutta la Camera, anche a fronte di una limitata partecipazione dei cittadini alle urne.

– Il Senato ridotto da 315 a 100 senatori, non saranno più eletti direttamente dai cittadini; quando l’elezione popolare diretta consentirebbe, si ritiene, di svincolare l’elezione del Senato dalle beghe esistenti nei micro-sistemi politici regionali, dal tessuto di scandali che contraddistingue la politica locale italiana. La quale risulta sempre particolarmente soggetta a macchie legali. I 95 senatori eletti dai consigli regionali (5 sono eletti dal PdR) continuerebbero ad esercitare part time la funzione di consigliere regionale o di sindaco, probabilmente, si malizia, non riuscendo a fare bene nell’uno nell’altro. S’ipotizza.

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Al Senato sono attribuite la rappresentanza delle Istituzioni territoriali, ben visibile dalla sua composizione di 21 sindaci e 74 consiglieri; una funzione di raccordo tra lo Stato gli enti territoriali la Comunità Europea; ma solamente la partecipazione al procedimento legislativo per alcune leggi (leggi costituzionali e leggi in materia di elezione del Senato, referendum popolare e ordinamento degli enti territoriali). Per tutte le altre leggi, il Senato potrà proporre solamente delle modifiche.

Uno strumento, chiosano i detrattori della riforma, di azzeramento velato dell’autonomia regionale da parte dello Stato, che potrebbe intervenire anche in materie di competenza esclusiva delle Regioni.

– Viene introdotto il giudizio preventivo di costituzionalità prima della promulgazione, sulle leggi elettorali delle Camere: riconosciuto ad un terzo dei senatori o a un quarto dei deputati la possibilità di sottoporre la legge alla Corte Costituzionale.

Il controllo di legittimità costituzionale, in un ordinamento giuridico, è la funzione di verifica della conformità  delle leggi, alla Costituzione.

Il controllo preventivo non è molto diffuso a livello mondiale, riscontrandosi per lo più in ordinamenti dell’area francese, francofona e in ordinamenti comunisti.

Un esempio di controllo preventivo in Italia c’è a seguito della riforma dell’articolo 123 della Costituzione nel 1999, il secondo comma infatti recita: <Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli Statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.> 

Ma dato che esiste anche un controllo successivo, ci si chiede, che influenza eserciterà il giudizio preventivo su quello successivo?

– Cambia l’elezione del Pdr (Presidente della Repubblica).

Aumentando il peso della Camera nella scelta, con un premio di maggioranza schiacciante, il Pdr rischierebbe di essere una diretta espressione di un unico partito.

Per l’elezione del PdR in seduta comune (630 deputati + 100 senatori) sono richieste le seguenti maggioranze qualificate:

  • 2/3 dell’assemblea dal primo al terzo scrutinio;
  • 3/5 dell’assemblea dal quarto al sesto scrutinio;
  • 3/5 dei votanti dal settimo scrutinio.

La previsione quindi delle maggioranze qualificate (2/3, 3/5)  è stata proposta per compensare lo sbilanciamento a favore del partito con la maggioranza dei seggi alla Camera, evitandone di fare una diretta elezione.

– L’art 72 della Costituzione prevede al secondo comma che: <Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.> Ora: sono stati introdotti alcuni vincoli alla decretazione d’urgenza, compensati però dalla possibilità data al Governo di far approvare i disegni di legge entro termini certi.

Se prima l’atto avente forza di legge adottato dal Governo, in caso di necessità e urgenza, il Parlamento non lo convertiva in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, questo perdeva efficacia; ora la votazione prioritaria dei disegni di legge, dichiarati essenziali per l’attuazione del programma di governo, dovrà avvenire in via definitiva della Camera entro il termine di 70 giorni e posti all’ordine del giorno della Camera per la loro discussione entro 5. C’è una apparente equiparazione dei disegni di legge ai decreti legge quindi.

Il processo di votazione prioritaria è escluso per le leggi ad approvazione paritaria di Camera e Senato, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, le leggi di concessione dell’amnistia e dell’indulto e la legge che reca il contenuto della legge di bilancio.

– Per la presentazione alle Camere dei i disegni di legge d’iniziativa popolare viene innalzato il numero delle firme richieste, fino a 150mila (attualmente è 50mila).

– Per il referendum abrogativo viene introdotto un doppio quorum:

  • in caso di richiesta da parte di 500mila elettori, sarà necessaria la partecipazione al referendum della maggioranza degli aventi diritto al voto;
  • in caso di richiesta da parte di 800mila elettori, sarà sufficiente la partecipazione della maggioranza dei votanti dell’ultima elezione della Camera dei deputati.

Questi sono schematicamente i punti per i quali la riforma costituzionale del Senato e la la legge elettorale trovano più ostacoli in parlamento e fuori.

Ipotizzo quindi che la riforma elettorale è modellata sulla riforma costituzionale e viceversa. Forse in vista di un premierato forte e la preparazione in futuro di una forma di governo presidenziale o semi-presidenziale?

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