Immigrazione non ne facciamo un tabù, un voto, una carità. Alcune proposte.

L’America Latina quanto l’Africa sono il piatto su cui poggia la “bilancia del benessere globale”. Se tutto il mondo vivesse anche un solo mese al livello di un cittadino europeo o statunitense medio il sistema crollerebbe per tutti. L’identità di un popolo cambiano, si evolvono. Bisogna partire dal principio legislativo, con il quale si opera, che l’obbiettivo primario è il rafforzamento della coesione sociale, non la discriminazione e la disintegrazione sociale che rischia solo d’innescare “guerre tra poveri”.

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Mentre si parla se accogliere i migranti o meno, come non farlo, si sprecano milioni di euro per impedire loro di arrivare in Europa; per i pattugliamenti di primo soccorso della marina; per i processi d’identificazione e gli onerosi rimpatri.

I ricercatori hanno messo su un piatto della bilancia quello che gli stranieri versano allo Stato sotto forma di tasse e contributi previdenziali: 16,5 miliardi di euro l’anno.

Sull’altro quello che costano allo Stato per sanità, scuola, prima accoglienza e altri servizi: 12,6 miliardi. L’Italia è in debito con loro per 3,9 miliardi l’anno.

° Nel 2014, ad esempio, i contribuenti stranieri hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi e versato 6,8 miliardi di euro di Irpef netta. Se si considera la ricchezza prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri, nel 2014 il “Pil dell’immigrazione” ha raggiunto i 125 miliardi di euro, ovvero l’8,6% della ricchezza nazionale.

° Nel 2013 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,3 miliardi. Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può affermare che i lavoratori stranieri pagano la pensione a 620 mila anziani italiani.

° Nello stesso momento loro mandano in patria sotto forma di rimesse, alle quali si aggiungono scambi commerciali e progetti di cooperazione che partono proprio dalle comunità immigrate, 4,9 miliardi, lo 0,31% del PIL: “per aiutarsi a casa loro”, per riprendere uno slogan deprimente e famoso.

 ° Tra i 5 milioni di stranieri che vivono in Italia, cioè l’8,2% della popolazione, solo 1 su 100 ha oltre 75 anni. Tra gli italiani quella proporzione è 1 su 10.

Qui un altro prospetto che riporta i dati.

Un fiume umano che in pochi minuti è capace d’ingrossarsi di 5 mila persone tra cui giovani, vecchi, bambini, intere famiglie che dopo settimane, molto più spesso anni di viaggio, non si fermano davanti a niente; è stupido, controproducente e dispendioso per le risorse dello Stato tutto il meccanismo attuale, quanto anacronistico, d’identificazione e controllo.

Visto questo e posto che: ad un cittadino africano, il viaggio clandestino dal suo Paese fino all’Italia costa sui 5.000€, perché deve attraversare il deserto, corrompere la polizia in Libia, attraversare il mare anche più volte e foraggiare in questo modo una mafia che ha attivato un business che rende più del traffico di stupefacenti; questa persona dovrebbe essere messa dallo Stato Italiano, nelle condizioni di poter arrivare in Europa in maniera sicura. E gli Stati Europei dovrebbero, attraverso una ripartizione delle quote, avere la possibilità di gestire e controllarne il flusso e l’entrata.

Il modo migliore è di creare delle strutture adibite ad hoc, direttamente nelle terre di origine in accordo con i paesi immigratori.

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Invece di subire l’immigrazione, questa, bisogna gestirla: si eviterebbero traffici criminali, si risparmierebbero soldi e si salverebbero molte vite. Sarebbero poste delle condizioni, tramite quelle stesse strutture esistenti adesso in Italia, nel loro paese, con centri per il controllo di malattie e igiene, d’educazione civica e d’insegnamento fino ad un livello base A2 della lingua del paese scelto dalla persona che intende migrare.

Le politiche di accoglienza in Italia si sono sempre contraddistinte per un approccio emergenziale, di tipo caritatevole e d’assistenza.

Un percorso si richiede allora dove la terra che ospita non subisce ma abbia il controllo attivo del fenomeno, fino alla possibilità di creare, in accordo con gli stati d’emigrazione, dei centri per l’insegnamento dei mestieri. Il numero dei migranti sarà così predisposto in base alla necessità specifica di mancanza di lavoratori in alcuni settori piuttosto che in altri. Naturalmente tutto a carico e al costo dei 5 mila euro da parte del migrante, che adesso deve ad organizzazioni criminali.

Il migrante arriverebbe in Europa legalmente e avrebbe quei primi rudimenti come lingua e indirizzo del campo professionale, dove dirigersi per organizzare la sua vita, affittare un appartamento, vedere se c’è o no una reale opportunità e decidere liberamente se tornare nel suo Paese qualora non trovasse ciò che cerca.

J.F. Millet

J.F. Millet “L’Ovile , chiaro di luna” , 1856-1860. Glasgow City Art Gallery

In seguito:

come passo propedeutico ad arrivare a ciò, occorre prendere misure urgenti per un giusto studio dell’accoglienza e garantire alle persone un accesso sicuro.

– Migliorare le condizioni dei detenuti che sono al limite: celle progettate per 1 persona in cui ne risiedono due o più, spazi comuni insufficienti come numero e dimensioni e carenza di personale.

 

– Liberalizzazione dei visti.

 

– Inserire una possibilità di mettersi in regola per tutti quegli stranieri arrivati con permesso turistico, che sono rimasti illegalmente in Italia ma che ora hanno un lavoro. La nostra legislazione non prevede la possibilità di sanare quella situazione con un permesso di soggiorno.

 

Il riordino delle varie tipologie di procedimento giudiziario antidiscriminatorio: potenziando l’UNAR (ufficio nazionale antidiscriminazione razziale) con effettivi poteri di indagine e sanzionatori, garantendogli la totale indipendenza dal potere esecutivo, dotandolo delle risorse e dei poteri necessari per combattere in modo efficace ogni forma di discriminazione.

 

– Una legge d’affidamento temporaneo per i migranti minorenni non accompagnati

 

– Chiarire i tempi e sveltire le modalità d’identificazione giudiziarie. I tempi di permanenza, nei centri di prima accoglienza, non sono predeterminati. Il richiedente è accolto “per il tempo necessario” all’espletamento delle operazioni di identificazione ed all’avvio del procedimento di esame della domanda effettuata di protezione internazionale.

In assenza di un termine massimo; il rischio è di proporre gli stessi soliti problemi come le dimensioni delle celle e gli elevati costi per lo Stato dovuti alla lunga permanenza dei richiedenti. Tenuto conto dei termini entro cui la domanda deve essere registrata, previsti dall’articolo 6 della Direttiva 2013/32/UE, la permanenza in tali centri non dovrebbe superare qualche settimana.

 

 – Chiarire la natura giuridica degli hotspots e garantire sempre i diritti fondamentali degli stranieri. La necessità che venga data immediata e completa informazione circa il diritto di chiedere la protezione internazionale ai cittadini stranieri, senza che tra essi avvenga alcuna forma di artificiosa selezione tra richiedenti asilo e migranti economici basata su criteri vietati dalla legge, consentendo che in tali strutture sia sempre consentita la presenza dell’UNHCR e delle associazioni umanitarie.

 

– Predisporre un meccanismo di riconoscimento legale per lo statuto di rifugiato climatico che al momento non esiste. Se la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 menziona all’art. 13, il diritto alla libera circolazione, non esiste comunque nessun accordo internazionale che preveda e organizzi la protezione delle vittime del cambiamento climatico, dei disastri naturali o umani. Quando le cifre previsionali di questi migranti interessati oscillano tra 150 e 250 milioni di persone, da oggi fino al 2050. L’innalzamento dei livelli degli oceani è una realtà e la desertificazione pure.

– Normazione anti tratta e protezione per le vittime di sfruttamento della prostituzione.

La mancata predisposizione di misure adeguate per la rapida identificazione – previste dalla direttiva europea 2011/36/UE – comporta forti limiti nella tutela delle vittime soprattutto nella fase del primo contatto tra queste e le Autorità. In particolare, relativamente alla Direttiva, il decreto legislativo di recepimento 4 marzo 2014 n. 24, ha mancato di introdurre nell’ordinamento interno, alcune importanti disposizioni sotto il profilo della effettiva tutela delle vittime e per il consolidamento di un buon sistema anti-tratta non colmando alcune carenze del sistema che avrebbero potuto contribuire ad un suo sostanziale miglioramento.

– Far sì che venga assicurata assistenza e protezione non appena si abbia ragionevole motivo di ritenere che un migrante che giunge sul nostro territorio sia o sia stato, vittima di una vicenda di tratta. L’azione è necessaria quanto impellente: nel 2014 sono sbarcate in Italia 1400 donne costrette a prostituirsi. Queste reti criminali sono a capo di un business che si stima valere dai 600 milioni a più di quattro miliardi di euro solo in Italia.

Eliminazione dei Cie che trattengono e rimpatriano solo una piccola parte delle persone sprovviste di un titolo di soggiorno valido, ma a tutte ricordano la loro condizione di clandestinità.

Ripropone la questione del se può il carcere farsi carico della missione risocializzante. Non è facile comprendere perché la detenzione venga giustificata in questi casi, piuttosto che fare ricorso ad altri tipi di misure quali la cauzione o la libertà vigilata.

– Deve essere garantito l’accesso ai luoghi di custodia di rappresentanti dell’UNHCR e di enti con esperienza consolidata nel settore. Perché ad ora la disposizione prevede immediatamente la possibilità di limitare tale accesso per ragioni di ordine e sicurezza pubblica.

– Predisporre nel frattempo una norma che non disponga la separazione all’interno dei CIE dei richiedenti asilo da altri cittadini stranieri trattenuti

– Predisporre la presenza di personale dell’Ufficio Immigrazione al fine di garantire un agevole accesso alla procedura di protezione internazionale.

Ius soli puro legato ad uno ius culturae

Al fine di ciò in maniera propedeutica:

– Dare a tutti i bambini sotto i dodici anni il diritto di poter prendere la cittadinanza italiana. Per come stanno adesso le cose i bambini nati in Italia saranno italiani per nascita solo se almeno uno dei genitori ha il permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (cittadini extraue) o il “diritto di soggiorno permanente” (cittadini Ue). Ma per ottenerlo la famiglia deve poter dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’assegno sociale annuo. In questo modo si creano discriminazioni reddituali, dove la cittadinanza è predisposta in base al censo.

– Equiparare le prassi variegate delle Questure, stabilendo un tempo limite. Non è possibile che prendere la carta di soggiorno in una provincia è più difficile che in un’altra.

Carrie Mae Weems (fotografa)

Carrie Mae Weems (fotografa)

 – Equiparare l’assegno di disoccupazione di tutti i lavoratori.

L’assegno di disoccupazione ora si chiama Naspi e dura fino a due anni. Peccato che molte colf badanti e babysitter che perdono il lavoro in Italia non lo possono prendere.

Potrà accedere alla Naspi solo chi, nei dodici mesi precedenti il licenziamento, ha lavorato almeno “per 5 settimane con un minimo di ore lavorate per ciascuna settimana, pari a 24 ore”.

Il problema è che su circa 900 mila lavoratori domestici che versano i contributi, circa 300 mila lavorano meno di 24 ore a settimana. Per un terzo di colf, badanti e babysitter, quindi, l’assegno di disoccupazione è diventato un miraggio. Il requisito delle 24 ore settimanali è discriminatorio, penalizza i lavoratori domestici rispetto agli altri lavoratori.

Soprattutto, non tiene conto che il lavoro domestico in Italia è uno dei settori in cui pesa maggiormente il sommerso. Molte collaboratrici domestiche che risultano impiegate per meno di 24 ore a settimana in realtà, lavorano di più. Il problema è che in questo momento di difficoltà economiche tante famiglie, dichiarano meno ore per risparmiare sui contributi, altre non ne dichiarano neanche una, facendo lavorare completamente in nero.

Ne parlo anche qui!

P. Gagugin

P. Gagugin “Lavandaie al Roubine du Roi” 1888 – Museum of Modern Art, New York

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