L’epopea di Marino. Roma attende tra mille incertezze.

Dov’era tutto que­sto zelo, tutta que­sta coe­sione poli­tica, tutta que­sta professionalità giornalistica quando Ale­manno distruggeva Roma? Indipendentemente, è più che lecito affermare che l’«incapacità poli­tica» di Marino, per­ché di que­sto si sta di fatto valutando e discutendo, se ha un fon­da­mento reale «tec­nico», ren­de­rebbero oppor­tune le dimis­sioni. Scrive bene Paolo Ercolani sul manifesto.

Gli attacchi posti a Marino invece, fin dal secondo giorno del suo insediamento al Campidoglio, sembrano la pate­tica saga di un uomo (non mediatico), indi­spo­sto a sottomettersi a quei poteri forti (e mala­vi­tosi), distrut­tivi per Roma e non solo, che pure sono stati lasciati ope­rare e pro­spe­rare senza particolari disturbi da parte della «poli­tica» e dei mass media.

Vero che nelle passate giunte la Politica non si faceva come adesso, massicciamente, sui Social Network, dove suona e rimbalza e moltiplica, guidando l’opinione pubblica, la notizia complottista o lo scandalo senza eguali.

Ignazio Marino, chi è, lo dice bene il Post: alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto per la terza volta in Senato con il Partito Democratico in Piemonte, è nato a Genova nel 1955 e vive a Roma da quando ha 14 anni. Si è laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha studiato a Cambridge in Inghilterra, negli Stati Uniti a Pittsburgh e si è specializzato in trapianti d’organo: in Italia ha eseguito il primo trapianto su un paziente sieropositivo. Nel 2006 si è candidato al Senato come indipendente ed è stato eletto nei Democratici di Sinistra, dopo aver collaborato con la fondazione di Massimo D’Alema, “ItalianiEuropei”. Nel 2008 è stato rieletto in Senato con il Partito Democratico

E l’opinione pubblica è facile da manovrare. Alla società civile non interessa nessun argomento che esuli dal ristretto campo di quello che può vedere e di quello che può toccare.

Così è sufficiente far notare che si hanno da fare 500 mt in più a piedi o in bicicletta o con un mezzo pubblico, dato che non si può più passare con la macchina, in una certa zona; basta far vedere che le buche ci sono sempre; basta far notare la panda rossa del sindaco in divieto di sosta; mettere sotto l’ottica farsesca e gogliarda le trasferte del sindaco in America; vuoi metterci le circostanze che durante le vacanze, una famiglia di deficienti fanno un funerale clownesco ad un rom-abbruzzese che di mestiere faceva il bambino cresciuto che giocava a fare il boss; ed ecco che la società civile è facile da manovrare a porre contro.

Fosse per me Roma andrebbe delimitata al traffico al Gra, al Raccordo!

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Naturalmente se un sindaco è impegnato a rimettere assesto tutta la macchina amministrativa e logistica del Comune di Roma, cambiare le procedure di assunzione dei quadri, controllare le partecipate, capire le falle dei bilanci, riassettare le finanze: il cittadino di quello non si accorge ma se ne accorgeranno tutti quelli che hanno campato sulla corruzione della Cosa pubblica, di quella maniera di vivere, con i soldi dei contribuenti e sfruttando a fini monetaristici le vite delle persone.

Ora in politica il difficile per l’opinione pubblica non è andare contro. Far capire il perchè di certe scelte, questo è complicato. Se la politica deve fare. Chi ha il compito di spiegare?

Se i mass-media raccontano e poi siedono in un circolo tutto loro chiuso, dove ciò che gli interessa è vendere. Se la notizia è divenuta merce e non più informazione.

Se l’informazione è merce vendibile solo se grida allo scandalo;

– ai miei tempi l’informazione si pagava, l’editore non doveva sperare che qualche azienda o potente azienda (chiamasi lobby) t’indiviuasse e scegliesse come trampolino di lancio per le proprie reclame –

chi deve spiegare? Rimane la classe intellettuale. Parola oramai desueta, in arancio vestita, un po’ smessa e distratta da proprie gelosie di vetrina, chiusa in qualche baule della memoria degli anni ’70, utilizzata sporadicamente se simpatica, in qualche talk-show!

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Infine c’è stato l’inspiegabile e storico exploit del Papa. Non ho elementi per ragionare. Chiaramente il Papa era spazientito. Quindi o era un intero giorno che lo assillavano facendogli notare la presenza di Marino, imbeccandogli quella risposta; o un giornalista o alcuni giornalisti hanno insistito appositamente insinuando che l’avesse invitato il Papa e il diretto interessato, ha poi voluto porre le cose in chiaro.

Fatto sta che se i media estrapolano solamente il pezzetto incriminato, come di fatto è successo, decontestualizzato l’evento, non ci aiuta ad avere un quadro reale di quello che veramente c’è stato prima, non abbiamo elementi per capire cosa abbia portato il Papa a quella dichiarazione; strana e inusuale.

Riguardo le cene e gli scontrini. Se confermato dai ristoratori che Marino era in cene private e non di lavoro, certamente quello è un errore di Marino. Denunciabile per peculato. Come uomo è giustificabile come carica pubblica un po’ meno. Deve decidere il popolo romano a questo punto ma sicuramente lo scandalo non è di questa giunta proprio e l’errore tecnico di cui si parlava all’inizio non sono i 150 euro di una cena o il perché abbia acquistato un vino a 55 Euro invece di quello della casa. Il lavoro tecnico si vede in una prospettiva a lunga distanza, se i miglioramenti innescati di Marino porteranno i suoi frutti oppure no, sarà il tempo a deciderlo e come sempre accade in termini politici ne beneficerà o meno la giunta successiva.

Certo come riporta un’inchiesta di Repubblica di Corrado Zunino pare che Marino fu cacciato da Pittsburgh per un doppio risarcimento spese che era solito chiedere sia al suo centro di Palermo (il quale dirigeva) sia alla sede negli Usa dove aveva lavorato e prima studiato per dieci anni. Praticamente si faceva rimborsare le spese due volte. Lo licenziarono. Marino minacciò denuncie per calunnie (sosteneva che non erano vere le accuse) ma di fatto se ne andò e mai neppure denuncio nessuno. Qui per approfondire.

Ma queste ricerche non sono venute fuori adesso. Si sapevano già dal 2009; come dimostra un articolo del Foglio e uno del CdS. Che potete trovare qui e qui.

Ma la domanda allora è: perchè il Pd che sapeva di tutto questo non fece niente per fermare la candidatura di Marino? Perchè tacque? Se, come sembra, è recidivo, perchè appoggiarlo?

Se Marino reputa che per il bene di Roma si debba dimettere, lo faccia insieme alla sua giunta. Perché certamente non si può governare Roma con tutto il consiglio impegnato ogni giorno a trovare il pertugio dove attaccarlo, il popolo che strilla allo scandalo e il sindaco non può governare nemmeno con lui in prima persona e con una squadra di governo impegnata a fare altrettanto per difendersi. Non si è nemmeno credibile agli occhi degli investitori, esteri o nostrani che siano.

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