Il prestigio e la Delega.

“La delega (o delegazione), nel diritto amministrativo italiano, è il provvedimento amministrativo con cui un’autorità amministrativa, quando lalegge le attribuisce espressamente questa facoltà, sostituisce a sé un’altra autorità, nell’esercizio di funzioni appartenenti alla propria competenza.”

Nella squadra di governo, il potere dell’esecutivo si avvalora, nella realizzazione dei suoi obiettivi programmati, dell’aiuto dei ministeri, ognuno con una sua specificità di settore.

Volta della stanza della segnatura. Raffaello, 1508. Musei Vaticani

Volta della stanza della segnatura. Raffaello, 1508. Musei Vaticani

A tale potere, munito di un’indipendenza da svolgere entro i limiti del rapporto di fiducia che hanno i ministeri con il P.d.c., e quest’ultimo con il Parlamento, eletto dai cittadini, la delega rappresenta l’atto legale con cui la Presidenza del Consiglio ne determina e ne dimostra l’azione e l’aiuto da parte dei ministeri.

La “delega” è una fiducia che il Capo del Governo ha con i suoi collaboratori, espressa ulteriormente nel fatto che il lavoro svolto “da un’altra testa”, se pur in accordo al programma di governo nelle sue linee guida, avrà la capacità di vedere lati, situazioni e prospettive diverse che una sola testa non avrebbe potuto vedere, andando a tutto vantaggio dell’eterogeneità delle leggi a beneficio della cittadinanza, a indottrinamento, attraverso regolamentazione, della realtà.

La delega inoltre sfoltisce e distribuisce il potere e le mansioni da esso derivate evitandone l’accumulo per un lavoro più snello e agile e una concentrazione minore, in un solo uomo, quindi per sua natura corruttibile, di capacità di ricatto.

La delega implicitamente dà la responsabilità a tutta la squadra di governo e la libertà che da essa deriva di fare, dà anche quella libertà di criticare il governo da parte dei ministeri, i ministeri sono governanti nelle loro fattispecie di materie, possono dare azione al proprio dissenso oltre il “motivo politico” ma nella loro piena autonomia intellettuale.

Questo era ancora più percepibile ed evidente con il sistema proporzionale, quando le squadre erano rappresentanza di più interessi corporativi e non del sociale, e i ministeri erano divisi tra i rappresentanti di essi.

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Raramente i ministri si pongono contro il proprio governo perché a) con il sistema maggioritario il più delle volte fanno parte dello stesso partito e b) perché queste critiche possono portare, se non segue un dialogo per un punto di accordo o una sfiducia del Premier dal Parlamento, alla costretta auto-sollevazione dal proprio posto. E avere il potere di decidere. O avere il potere. Anche se non riesci più a fare gli interessi dei tuoi rappresentanti, dato che la linea la decide il premier con il partito di maggioranza, comunque è allettante.

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