Il partito unico, i suoi satelliti, l’Europa e i suoi cittadini

Parto da un piccolo assunto, vale a dire che tutti i governi nazionali dovranno avere un governo forte di una maggioranza coesa in Europa, senza grosse fratture all’interno, per essere in grado di rappresentare i propri interessi di nazione al tavolo dell’Europarlamento. Questo comporterà un livellamento all’interno dei confini nazionali, tra le persone e le loro esigenze.

Oramai mi sembra tutta la situazione politica italiana, abbastanza chiara. Tutto è nitido, uscito dal cono dell’ombra. Scomparsi i blocchi sociali che contrapponevano due società, due italie, già allora labili ma ancora distinguibili fino ai primi anni ’80. Operai e padroni. Proprietari e salariati. Abbiamo una società divisa generazionalmente, per orizzontale non più verticalmente. Oggi abbiamo una grande massa di salariati autonomi che sta nel settore dei servizi che vuole sola essere guidata. Non c’è più la lotta di classe. Guidata dove? Chiaramente nel nuovo continente a cui stiamo approdando. L’Europa.

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Così ecco il grande partito unico della nazione, anche detto, che, cancellati quegli ultimi scampoli di rimasuglio sessantottino, di protezionismo statale, orfano della sinistra storica, sposare il modello liberista economico e liberale politico negli eguali diritti a ciascuno.

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Il Pd, che tra poco vedrete cambierà nome, ha assunto l’incarico di traghettare l’Italia verso il continente Europa, se non quelli che saranno gli Stati Uniti d’Europa. D’altronde visto che la politica sarà non più nazionale ma continentale, a Bruxelles, a Strasburgo, ci vorrà un partito forte e in grado di fare gli interessi della maggioranza dell’Italia intera. Ora la grande maggioranza degli italiani è in un blocco sociale medio, middle class, che attende solo tranquillità, leggi chiare e uguali possibilità per fare bene il proprio lavoro.

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Una classe abituata a lavorare e fare sacrifici, se ha la tranquillità attorno per poterli fare. Non si pone troppe domande. Paga i propri politici appunto per delegare, affinché lei possa svolgere la propria vita che coincide con il proprio status lavorativo, serenamente. Non vuole di più, ne vuole di meno. Una classe generazionale che è nata nel tempo determinato e il contratto indeterminato, il posto fisso in un unica azienda per tutta la vita ne avrà sentito solo parlare.

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Naturalmente in un mondo globale, interconnesso e mai rigido ma mutevole nelle sue conformità sociali, storiche, geostrategiche risulta non conveniente applicare un mercato del lavoro rigido e protezionistico quanto libero, fluido e liquido. Ecco che per una società liquida si è scelto un modello economico che permetta delle politiche che pongano pochi freni e impedimenti a quelle strutture che garantiscono alle varie società di contribuenti, posti di lavoro per i propri cittadini. Società liquida, modello liberista.

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Per quanto riguarda i diritti, questo grosso blocco sociale ha raggiunto nella maggior parte dei casi, oramai, negli anni, quel minimo senso civico e una media cultura civile da capire che una società moderna ha bisogno, per la sua stessa sopravvivenza auto riproduttiva, una tranquillità dove a tutti i suoi cittadini eguali gli si possano garantire eguali possibilità, pena il quieto vivere; senza più i grandi sommovimenti di piazza che distolgono le energie! uno spreco di denaro pubblico e di tempo, alleato sempre più prezioso nelle società contemporanee.

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Questa auto riproduzione deve anche garantire la ricerca accademica per i veri problemi prossimi futuri per i quali soluzioni certe, gli Stati, ancora non li hanno: vedi l’abitazione, il consumo di suolo e cielo pubblico, l’ambiente, l’inquinamento, la salute con le nuove malattie e i grandi movimenti di massa migratori.

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Una società dev’essere abbastanza “elastica” in modo da essere in grado di trovarsi pronta ad ammortizzare l’urto di nuove religioni, nuove filosofie, nuove culture, nuove cucine, nuovi odori, nuove persone ecc

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Posibile di Civati si inserisce proprio come futura stampella del Partito Democratico che nelle maggioranze venture permettano al Partito della nazione di fare quelle riforme sul fine vita, sui matrimoni omosessuali, sulla cittadinanza dei nativi figli di immigrati, che altrimenti l’elettorato moderato cattolico, ex berlusconiano comunque in pensione non gli possono permettere se non al costo di perdere voti. Possibile garantisce inoltre la rappresentanza di tutti quegli ortodossi di sinistra che il Pd ha dovuto sacrificare e si assume l’incarico di far approvare senza scossoni per il Partito della nazione quei diritti fondamentali.

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In Italia  si è trovato il Caronte del paese, nel Partito Democratico o in quella cellula prima minuscola e poi espansa di cultura democristiana, appena i tempi lo hanno permesso, di giovani che con l’ortodossia di sinistra non ci sono mai andati d’accordo. Giovani la cui classe sociale alla quale appartenevano o nella quale erano vissuti non permetteva di poter sentire i problemi della gente povera. Giovani democratici, nei quali coetanei hanno visto quella classe di figli di operai, con la grande massima di obbligo sociale, del lavoro, stampata nella mente come nobilitazione: una classe media espansa pronta a dare il meglio di se stessa nel grande calderone dei servizi al pubblico, con la condizionale di stare tranquilli.

Notoriamente la politica soddisfa i bisogni reali della maggioranza e non della classe svantaggiata. In questo cerca di strutturare la politica economica, europea non più dipendente dai vari stati nazionali, con il progetto che da una maggioranza in salute dipenda un benessere collettivo e che questa classe media possa riversare gocce di benestare sulla minoranza in difficoltà.

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I regimi di governo che pongono al primo posto la classe sociale più povera si chiamano regimi autoritari: basta guardare il credito che nutrono in occidente i paesi dell’america Latina, dal Venezuela di Maduro (lascito di Hugo Chávez) all’Argentina della Kirchner, dalla Bolivia di Evo Morales all’Uruguay di Vázquez (lascito di José Mujica).

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Ecco che il Pd non ha ideologie da portare avanti ma solo grandi riforme strutturali per assestare al meglio il paese in modo che il terreno sia il più congruo possibile per adagiarsi sopra le politiche sociali ed economiche che si avranno dalla concertazione non più di una parte pubblica solamente ma quella di 18 stati, se non 27 quali rappresenta l’Europa Unita. Basta a titolo d’esempio guardare come le riforme che si stanno bene o male portando avanti nei paesi sono simili, non differiscono poi di molto nella sostanza.

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Ecco allora che intorno si stanno creando forze che hanno solamente il compito di rappresentare settori della popolazione che altrimenti, come cani sciolti, costituirebbero un grande pericolo d’ordine pubblico. I partiti oramai non rappresentano più ideologie afferenti a determinate classi sociali, ma le rappresentanze oramai sono trasversali perché i problemi sono tali, soprattutto di quella classe sociale spezzata, povera, umile che non ha i mezzi economici o le conoscenze per essere al passo con i tempi, d’emanciparsi ed entrare nel continente Europa, in questa frattura storica, senza danni.

La classe povera, meno scolarizzata, provinciale è quella che sola sta pagando la crisi e

così dalla parte di quella che si potrebbe ancora definire “destra” ma non lo è propriamente, vi è la Lega con battaglie protezioniste, nazionaliste, d’orgoglio postumo di una classe sociale sia operaia o sia della piccola imprenditoria rimasta ai margini dei grandi movimenti globali, sia culturali che economici, provinciale, chiusa, impaurita. La Lega ha trovato a queste persone due facili motivi della loro scontentezza e questi, sentendosi compresi e meno soli, vi si aggrappano, delegando, nutrendo ancora qualche speranza.

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Ma la vera forza politica che meglio ha interpretato la società contemporanea ed il periodo storico, anche se con qualche sbaglio dovuto all’inesperienza e qualche prepotenza, poca chiarezza e presa in giro, dovuta alla necessità impellente di volersi affermare ad ogni costo, anche a quello di sacrificare il mezzo per il fine, questo è il Movimento 5 Stelle. L’M5S rappresenta la parte più povera, più moderata e ideologica, diciamo alla sinistra orientativamente della Lega. Difficile mi rendo conto seguire la digressione ma ancora di più trovare le parole, perchè scomparendo lotte che si potevano definire di destra o di sinistra, chi scrive non gli resta altro che dire “orientativamente”.

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La posizione del M5S la vedo differente dalla Lega e la osservo come unica forza che si contrapporrà al Partito unico nelle prossime elezioni non tanto per la differenza d’elettorato: seppure la Lega è ancora schierata geograficamente, e non credo che potrà far dimenticare facilmente e indefessa, decenni di ideologia separazionista; comunque tutte e due i partiti hanno all’interno del suo elettorato un buon 30% che si dichiara povero. Anche se la Lega ha i voti più della piccola imprenditoria e il M5S abbraccia più la classe operaia.

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La vera differenza sta nel fatto che il M5S, avendo interpretato al meglio il momento storico ha anche costruito e strutturato più solidamente un’alternativa e un piano economico molto più dettagliato della Lega. Ha un intento però idealista, troppo ortodosso che adesso è la sua fortuna ma che difficilmente, anzi quasi al 100% non gli permetterà, se non la cambia, di poter sconfiggere la forza del Partito unico per poter governare. Già la sua posizione sull’Euro piano, piano, anche se con difficoltà, sta cercando di stemperarla, non poteva continuare a proporre una lotta totalmente astorica e incompetente. E sualla quale linea è in vantaggio la Lega.

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