Letterina a Civati

Caro [ciwati].

Caro Giuseppe …mi sembra di giocare, comunque questa è la formula, così giochiamo.  Sono  uno della strada. Con qualche sensibilità e qualche libro, sullo scaffale, che ha letto.

La politica sbaglia in due cose: il non coinvolgere i cittadini, quindi non solo al momento del voto come visioni algebriche possibili future e il prenderle irrimediabilmente, continuamente per il deretano.

La classe politica è una classe rappresentante, stata eletta per guidare un popolo, una cittadinanza – cittadinanza come abitanti naturalmente, di una nazione geografica, non come cittadinanza burocratica sul passaporto per condurla nella cabina elettorale.

L’Italia siamo tutti noi. Da Casa Pound agli immigrati e non li devi convincere ma ascoltare e, se vuoi sedere, e ti parlo come se lo fossi, sullo scranno più alto, devi rappresentare tutti; come? Dirigendo. Impiegando. Guidando.

Come si coinvolge una cittadinanza? Facile, coinvolgendola. Spiegando loro cosa c’è da fare, come si potrebbe fare, e soprattutto, e, soprattutto, perché.

Quanta e quale Italia ha costruito la televisione? Bene.

E perché ora è occupata dal gossip politico, quando ne è occupata? Se il servizio pubblico ha dovuto inseguire gli indici di share delle reti private, degradando il proprio servizio, perché non riprenderlo in mano!?

Perché non dare una gestione privata allo Stato?!!

Niente è noioso se spiegato, e tutto è facilmente comprensibile da chiunque se spiegato bene. La casalinga di Voghera – voglio essere retrò – deve sapere cos’è l’uninominale all’inglese e il ballottaggio alla francese.

Lei – come io e come te e come chiunque ne faccia parte, abitandoci, di questo suolo geograficamente ancora limitato, dalle alpi e dal mare, concorriamo allo sviluppo della “Repubblica”: Cosa pubblica. Tutti insieme.

Senatus romano

Senatus romano

Perché allora avere paura di risultare noiosi? Il clown ha di codeste paure: nelle feste di compleanno durante l’età pre-scolare! Siamo cittadini. Non bambini. Siamo Italiani.

Chiunque vada all’estero, ognuno, in quel momento, è il rappresentante, il diplomatico, l’ambasciatore di tutti noi, di tutta l’Italia.

Anche l’immigrato, anche chi la pensa politicamente diverso, anche chi non vota.

Noi siamo chi il PdC deve amministrare. Vale a dire, dirigere il traffico delle leggi che il parlamento lancia, propone, riporta, come sentimenti di chi rappresenta.

Non siamo diversi. Siamo tutti nella stessa barca.

E allora perché avere paura di creare dei cittadini consapevoli e critici?

Naturalmente ho menzionato l’idea della televisione ma parlo di un servizio generale educativo posto dallo Stato alla sua territorialità federalmente amministrata.

La Scuola è il tema fondamentale. La via della Scuola naturalmente è quella anglo-americana. Dato che non abbiamo mai un’idea nostra, italiana. Cioè l’abbiamo ma risulta sempre non a passo con i tempi, oggi è anacronistica.

L’uomo qualunque del futuro sarà l’immigrato, o l’ex immigrato o il migrante e a questi sarà destinata la scuola pubblica agevolata.

Ai cittadini italiani di nascita sempre più con famiglie scolarizzate e con redditi che testimoniano la sufficienza nel poterselo permettere, avverrà il rialzo esponenziale  inevitabile delle virtù culturali insegnate; naturalmente la Scuola sarà, dovrà esserlo, statale, retta dallo Stato: si devono creare cittadini e non customer, come avverrebbe se la Scuola fosse in mano ai privati.

Creare un cittadino, questo fa lo Stato e la Scuola non può essere lasciata in un posto che non sia il primo; ci possono essere anche 60 milioni di occupati, ma se li hai schiavi, o come braccia che non pensano, delle percentuali di disoccupazione te ne sbatti i benedetti.

Il popolo deve essere unito e bisogna crearlo questo popolo, naturalmente oggi si parla ancora d’italiano-europeo ma tra cinquant’anni l’Italia sarà veramente una mera espressione geografica. E non è solamente uno slogan cileno degli anni ’70 un popolo unito.  Chi abita l’Italia è l’Italia. Si deve governare per tutti.

“Governare”: dirigere una nave.

Il secondo punto: basta prenderci per il culo. Sempre tramite i media: la bocca che cuce i rapporti, li rattoppa, ci prova, meglio! I politici non dicono il vero.

Nei governi ombra, invece di osservare e progettare il mondo di domani; si critica e si grida allo scandalo, anche qui senza spiegare.

Attenzione: chi grida sempre al lupo, al lupo, poi non è più creduto.

Il “fidatevi!” è un’espressione pericolosa e non giusta. Bisogna avvicinarci.

Essere responsabili, non bisogna insegnare a delegare.

Ed è vero che chi studia, e chi ha un potere economico, la maggior parte, si allontana poi dalla vita reale, dalla massa, proprio quella che deve proteggere e guidare.                            A questo anche verrà posto rimedio.

La massa non sono solo statistiche e codici fiscali che pagano le tasse, si recano alle urne e fanno girare l’economia, sono delle persone con i propri perché e il proprio passato, che hanno una vita e ti hanno dato l’onore di guidarli mentre loro accettano di pensare e ricoprire quei luoghi che, chi governa, non avendo il dono dell’ubiquità non può ricoprire.

Veniamo all’oggi. Anche qui, l’oggi non deve essere un’oasi per quei tre milioni di nostalgici, ma deve essere una fucina d’idee. Idee per tutti.

Senza affibbiare ostinatamente, ancora, quelle etichette “di sx” o “di dx”.

Per quale motivo le idee avrebbero bisogno di un passaporto?

Gli ideali, quelli ostinati, quelli si, di argilla dura, mettono in gabbia la politica.

“Politica”: destino della città.

Ogni tanto riflettere sulle parole, espressioni convenzionali di concetti, non farebbe male.

L’oggi, il mondo occidentale del quale noi dovremmo far parte, si sta dirigendo ad intraprendere una strada liberista? Bene noi ne dobbiamo far parte. Dobbiamo far parte di quella strada. Non perché si creda al privato ma perché il pubblico ha deluso.

Allora mantieni la stretta delle mani degli altri paesi, che come di un organismo internazionale, facciamo parte, non dimenticando che accadrà, sicuramente, che il privato avrà bisogno ancora dello Stato.

E qui entra in gioco il nodo con chi potrebbe non votarti: statale o privato?

Nel pubblico ci sono state troppe falle, troppe disattenzioni, è troppo difficile gestirlo perché grande e non responsabilizzato ma se si crede in questo progetto, va bene anche non sventolarlo, perché una sanità o una scuola pubblica efficienti e che non rubino e non scialacquino, non hanno mai dato o sollevato il minimo dubbio, a nessuno! Allora riparare ma senza clamore.

Va bene il  Ttip (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship) per fare un esempio ma attenzione a non accettare tutto il pacchetto, assicurarci la giurisprudenza e che nessun diritto o integrità possa essere calpestato. Se i colossi multinazionali influen­zano le nego­zia­zioni, potrà bloc­care la dif­fu­sione sul mer­cato delle realtà artigiane, contadine, semplicemente locali o drammaticamente, per esempio, dei far­maci gene­rici? Attenzione a non giocarci gli standard europei di sicurezza alimentare. Dei tribunali internazionali portati a dirimere le dispute, chi ne farà parte?

Il tuo maggiore interlocutore, infine, sarà l’Europa e non è proficuo ma ridicolo e naturalmente non è propedeutico, guardarsi l’ombelico; anzi è ambiguo! Quando si governa, si governa il territorio non di oggi ma come sarà quello tra vent’anni.

La Scuola di Atene, affresco (770×500 cm circa) Raffaello Sanzio, 1510, Stanza della Segnatura delle quattro

La Scuola di Atene, affresco (770×500 cm circa) Raffaello Sanzio, 1510, Stanza della Segnatura delle quattro “Stanze Vaticane”, poste all’interno dei Palazzi Apostolici.

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